Per chi cammini?

bussola

L’anno propedeutico è un anno di orientamento, un tempo per scrutare l’orizzonte che il Signore ci ha donato e muovere passi importanti dietro a lui. Cerchiamo di camminare come uomini aperti alla chiamata di Dio, fiduciosi che ci darà tutto quel che serve per il viaggio.

Stiamo cercando di capire cosa significhi diventare presbiteri, che non significa smettere di essere uomini. Ogni prete, infatti, nasce come uomo e anche dopo la sua ordinazione rimane tale. Pertanto non può essere estraneo ai propri fratelli, vivere lontano dal gregge, ma come il pastore deve dormire e camminare tra le pecore, conoscerle per nome, perché esse, sentendosi chiamare, riconoscano la sua voce, come una voce amica, e lo seguano sulla strada di Cristo.

 

mappaIl cammino che, a Dio piacendo, ci attende nella formazione al sacerdozio, può per noi avere una sola bussola: Gesù, il Risorto. La sua vita dovrà essere per noi l’imprescindibile metro di confronto quotidiano. Potrà accadere, quando contiamo solo sulle nostre forze, di lasciarci disorientare, di farci travolgere da qualcosa che ci manderà “fuori strada”: piccolezze, meschinità, vanità, cattiverie, che ci allontanano dalla vita secondo il Vangelo. Dunque l’augurio che ci facciamo è di non perdere la bussola, perciò sarà per noi decisivo puntare sempre verso il Risorto.

Camminando  molte volte ci troviamo di fronte ad un bivio, nella necessità di dover fare una scelta,  per questo abbiamo bisogno di una cartina che indichi dove portano i due sentieri tra cui dobbiamo decidere. La Parola è per noi un po’ come una mappa, mediante la quale sappiamo dove ci troviamo rispetto alla meta e quali sentieri dovremo percorrere per arrivarci, sentieri già percorsi da chi ci ha preceduto e aperti per primo da Gesù Cristo.

cannocchialeLa bussola e la cartina ci permettono di capire la direzione e il luogo in cui ci troviamo, eppure capita di non vederci ancora bene: la nebbia oppure la distanza possono farci apparire la meta incerta e irraggiungibile, deformano i contorni, fanno apparire le salite come pareti verticali o i pendii come abissi. Ci quindi serve un cannocchiale per vedere più da vicino, per fare chiarezza, per cogliere la realtà nella sua verità: nel nostro cammino il binocolo è costituito dalla preghiera e dalla liturgia in cui stiamo alla presenza del Signore.

Per quanto possiamo pensare di aver dimestichezza con la cartina, la bussola e il binocolo rimane il fatto che mettersi in cammino è rischiare, lasciare il certo per l’incerto, è mettersi alla scoperta di Dio per seguire il suo progetto, il suo disegno. Anche noi siamo in marcia e stiamo cercando di metterci in ascolto lungo la via  per cercare di realizzare con la nostra vita il suo progetto, con le nostre capacità e l’aiuto del Signore.

 

Alberto, Angelo, Davide, Francesco e Mattia

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