Il Seminario, come istituzione vera e propria, è frutto del Concilio di Trento (1547-1563). Tuttavia non sono mai mancate anche in precedenza forme di preparazione al sacerdozio. A Brescia è documentata una lunga tradizione in questo senso.


Le origini…

Nei primi secoli della chiesa fu attorno ai Vescovi che, specie nelle città più popolose e civili, si raccolse un corpo clericale ben preparato, anche a vantaggio delle comunità minori, e fu attorno ad essi che spesso si riunirono in vita comune gli aspiranti al sacerdozio o al servizio della chiesa nel diaconato per la loro preparazione e qualificazione. A Brescia abbiamo nel IV e V secolo le figure di due grandi vescovi, i santi Filastrio e Gaudenzio (quest’ultimo consacrato da Sant’Ambrogio), che probabilmente furono tra i principali maestri della scuola di scienza sacra presso la cattedrale. Più tardi tale funzione venne talvolta affidata ai monasteri o alle pievi più importanti. Nei secoli successivi è documentata la presenza di un collegio di chierici, o capitolo, non solo presso la cattedrale, ma anche presso altre basiliche della città come San Desiderio, Sant’Andrea, San Giovanni che si reggevano sulla regola agostiniana e in cui un prevosto presiedeva il clero ivi residente in vita comune. Ma pare che simili scuole dovessero essere diffuse su tutto il territorio bresciano: numerosi benefici erano destinati al sostentamento dei chierici residenti presso canoniche o collegiate quali San Giorgio a Montichiari, Santa Maria a Onzato di Castelmella, San Michele di Colonio nella pieve di Orzinuovi, San Cesario di Nave, Santa Maria Maddalena sul monte Demo.
Durante il periodo di Papa Gregorio VII (dal 1073), contrassegnato da una forte azione riformatrice e di restaurazione dell’ordine presso il clero, Brescia ebbe un grande vescovo in Arimanno, che fu in prima linea a sostenere la riforma gregoriana. È documentata l’apertura di nuove “scuole” presso le canoniche rurali di Rezzato, Chiari, Salò, dove i capitoli avevano l’obbligo di mantenere e istruire i chierici necessari per l’officiatura locale.
In questo periodo i chierici venivano reclutati tra la popolazione locale e mantenuti a spese del capitolo. Se erano invece reclutati tra classi agiate vivevano nelle proprie case frequentando scuole pubbliche o pedagoghi privati.


Il Concilio di Trento

Nonostante queste iniziative, ancora sporadiche e poco istituzionalizzate, la condizione della formazione del clero nel XVI secolo risultava anche a Brescia scarsa. Con il Concilio di Trento fu dato un impulso molto forte perché in ogni diocesi si provvedesse a fornire un’adeguata formazione al clero. In Lombardia è la figura di San Carlo Borromeo a sostenere con forza l’attuazione del Concilio. A Brescia egli trovò sponda nel vescovo Domenico Bollani, amico e grande ammiratore del metropolita milanese. Le relazioni tra i due furono molto intense tra il 1560 e 1579. Da questi scambi e dalla visita pastorale del 1565, nella quale il vescovo bresciano aveva avuto conferma della scarsa preparazione del clero locale, nacque l’iniziativa del Bollani di istituire un seminario.


La prima sede

Il 27 ottobre 1568 fu posta la prima pietra. L’ubicazione era entro le mura cittadine, in un’area nella quale ora sorge l’ospedale militare. In attesa che si completasse l’edificio i chierici trovarono una sede provvisoria presso la canonica del prevosto di San Lorenzo. Quando la costruzione fu pronta nel 1570 il vescovo ne affidò la direzione ai Padri della Pace (che qualche anno dopo, nel 1622, avrebbero aderito alla congregazione oratoriana di San Filippo Neri).
Il 27 settembre 1580 il seminario, che aveva ormai più di dieci anni di vita, ricevette la visita di San Carlo Borromeo.


Sedi locali e vicende storiche

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Date le dimensioni della diocesi, fin da quasi subito accanto al seminario cittadino il vescovo autorizzò l’apertura di piccoli seminari locali che per diversi secoli formarono preti autorevoli e preparati. Tre in particolare sono le sedi più longeve e di spicco con cattedre di filosofia e teologia: Salò sul lago di Garda (attivo da 1595 fino alla soppressione napoleonica del 1797), Vione in alta Valcamonica (fin dal 1568) e Lovere sul lago d’Iseo (documentato fin dal 1531, ampliato nel XVIII secolo e soppresso nel 1821). Vita molto più breve ebbe anche una sede per la bassa a Montichiari, aperta nel 1759 e chiusa nel 1781.
La vita procedette per oltre due secoli, tra crisi e riprese. Due vescovi del XVIII secolo furono tra i più impegnati nel sostenere e ravvivare l’istituzione. Il primo fu Gianfranco Barbarigo (1714-1723) che qualificò e rese autorevole il seminario dal punto di vista della formazione culturale e spirituale scegliendo educatori e docenti di spicco. Il secondo fu Angelo Maria Querini (1727-1755), famoso per il suo mecenatismo culturale, con lui la scuola del seminario raggiunse il massimo splendore e fu aperto anche alla gioventù laica, mediante corsi paralleli a quelli dei seminaristi.
La rivoluzione giacobina portò alla chiusura del seminario con decreto del 24 ottobre 1797. L’edificio fu spogliato di tutti i mobili e quadri e della biblioteca e destinato a ospitare soldati feriti. Da allora divenne ospedale militare e il seminario non vi fece più ritorno. I chierici dispersi furono raccolti dal rettore in una scuola di morale che egli tenne presso il palazzo vescovile, altri furono raccolti in nuove iniziative periferiche (presso il prevosto di Chiari e all’eremo di S. Pietro a Bienno). Il seminario rimase senza una sede precisa fino al 1805.

 

 

 

 


In San Pietro in castello

2 img02Passata la fase rivoluzionaria più dura, nell’aprile 1804 fu decisa la restituzione dei locali al seminario. La restituzione però non avvenne mai e l’edificio rimase ospedale militare. In seguito a vive proteste, l’autorità civile propose in cambio come nuova sede per il seminario il convento di San Pietro in Oliveto, presso il castello. Le attività scolastiche qui ripresero nell’anno 1806-1807 con 68 chierici residenti (nello stesso anno a Lovere ce n’erano 85, cresciuti dopo la chiusura di Vione) e un centinaio studiavano privatamente in città e sparsi per la diocesi.
Il seminario fu di nuovo chiuso a fasi alterne tra 1848 e 1851 per i moti risorgimentali ai quali parteciparono anche alcuni chierici (anche Tito Speri fu ospite del seminario nel 1846-47). In particolare nel 1849, in occasione delle Dieci Giornate di Brescia, il seminario in san Pietro fu punto di riferimento del comitato clandestino di insurrezione popolare e fu saccheggiato dagli austriaci. Durante i periodi bellici la struttura fu chiusa e i chierici sfollati a Chiari presso il convento di San Bernardino.

 

 

 

In Santangelo e San Cristo
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Altra figura decisiva fu poi il vescovo Mons. Girolamo Verzeri (1850-1883). Sotto il suo episcopato il seminario divenne progressivamente l’unico centro della formazione al sacerdozio. In primo luogo pensò di dare una nuova sistemazione al seminario con l’acquisto di Palazzo Santangelo ex-Gambara (attuale sede del centro pastorale Paolo VI). Con l’unità d’Italia e i contrasti tra stato italiano e chiesa il seminario subì ispezioni (1863) e confische dei suoi beni (1867). Nel 1872 la direzione fu affidata ai Gesuiti.
Contemporaneamente al Verzeri vi fu anche don Pietro Capretti (1842-1890), insegnante in seminario, che si adoperò per sostenere i chierici poveri. Nel 1865 aprì, presso la chiesa di san Nazaro, un pensionato di chierici poveri che accedevano poi alle classi teologiche.

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Il numero sempre crescente di chierici poveri portò a trasferire il pensionato prima in una casa alle pendici del castello poi, nel 1870, all’acquisto del convento di San Cristo che divenne “Ospizio o Seminario dei chierici poveri”. Qui i ragazzi trovavano vitto e alloggio, assistenza materiale e spirituale, mentre per la scuola frequentavano il Seminario Santangelo o i collegi cittadini. Nel 1875 Mons. Verzeri decise di trasformare il seminario di don Capretti in Seminario minore per le classi ginnasiali, riservando Santangelo come Seminario maggiore per filosofia e teologia.
Il numero di studenti andò crescendo nel corso degli anni e si ripropose la necessità di aprire delle sedi locali. Negli anni ’80 dell’Ottocento una sezione fu aperta a Corteno in Valcamonica per iniziativa del parroco locale, ma durò pochi anni. Negli anni ’30 del ‘900 fu invece il seminario stesso a procurarsi due sedi staccate per ovviare al sovraffollamento del seminario minore. La prima fu a Capodiponte di Valcamonica, la seconda a Botticino Sera. Gli studenti vi frequentavano la prima classe e il corso preparatorio. Entrambi gli ambienti furono poi provvidenziali durante la seconda guerra mondiale per aver reso possibile lo sfollamento dei due seminari della città.
Con la guerra i locali del seminario di San Cristo risultavano fatiscenti e si decise nel dopoguerra la costruzione di un nuovo seminario minore.

 

 

 

La sede di via Bollani
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Fu così che si arrivò a progettare la struttura di via Bollani, a nord della città, che originariamente doveva ospitare solo il seminario minore (medie, ginnasio, liceo) mentre il seminario teologico avrebbe dovuto rimanere a Santangelo.
Il 10 ottobre 1954 vi fu la posa della prima pietra. Era l'anno del centenario della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione di Maria, per questo si decise di intitolare il nuovo seminario a "Maria Immacolata".
Il 4 ottobre 1957 iniziarono le lezioni per gli studenti delle medie. San Cristo fu venduto ai Missionari Saveriani.
Il primo lotto fu inaugurato il 23 novembre 1957.

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L’11 gennaio 1959 fu posta la prima pietra del II lotto (ginnasio). Nell’ottobre 1962 entrarono gli studenti del ginnasio e l’anno successivo quelli della I liceo (IV anno delle superiori).
Il ridimensionamento del numero dei seminaristi portò successivamente a trasferire nella sede attuale anche i corsi teologici e a rivedere il progetto iniziale, ridimensionandolo decisamente.
Con il nuovo millennio la struttura è risultata sempre più sovradimensionata rispetto alle esigenze e non più rispondente alle normative di sicurezza.
In via sperimentale tra 2001 e 2006 la Comunità Propedeutica ("Comunità delle Vocazioni Giovanili") ha trovato una sede distaccata in via Martinengo da Barco. Nell'autunno 2006 è rientrata nella sede di via Bollani.
Nel luglio 2007 una parte della struttura è stata venduta all’Università Cattolica che vi trasferirà parte delle sue sedi bresciane.

 

 

Verso nuove soluzioni

L'esigenza di strutture più funzionali, meno dispendiose, più ridotte a causa del progressivo calo dei seminaristi e adeguate alle normative di legge ha portato a cercare nuove soluzioni.
Per questo a partire dal settembre 2010 il seminario minore si è trasferito nel centro storico presso l'oratorio della parrocchia di Santa Maria in Calchera, in via Musei. La nuova struttura è stata inaugurata il 24 ottobre 2010 dal vescovo Luciano Monari.
Il seminario maggiore e la comunità propedeutica dall'ottobre 2011 hanno trovato invece sistemazione presso la struttura delle Missionarie Laiche di San Paolo, in via Scuole. L'inaugurazione è avvenuta l'8 dicembre 2011, solennità dell'Immacolata Concezione, patrona del Seminario.

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Bibliografia:

• COMITATO SEMINARIO NUOVO (ed.), Quattro secoli del Seminario di Brescia. 1568-1968, Brescia 1968.
• P. GUERRINI ET AL., Il nostro Seminario Maggiore, Morcelliana, Brescia 1930.

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